Sashiko Gals, le nonne del ricamo giapponese che trasformano sneakers in arte

PUBBLICATO DA:

Matteo Saccardi

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Settembre 17, 2025

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2–4 minuti

In Giappone, riparare non è mai stato un semplice atto pratico, quanto più una filosofia. Un esempio lampante è dato dal Kintsugi, letteralmente “riparare con l’oro”, ovvero l’arte (e tradizione) di aggiustare le ceramiche rotte usando resine e polveri preziose. Il risultato non nasconde la crepa, ma la esalta: l’oggetto non torna “come nuovo”, diventa più prezioso proprio grazie alle sue ferite.

Kentsugi © Zen Art Gallery

Allo stesso modo, anche il Sashiko, un’antica tecnica di ricamo che significa “piccoli punti”, nasce come pratica di sopravvivenza nel Giappone del periodo Edo (1603-1868), quando i tessuti erano scarsi e preziosi. Con ago, filo e pazienza, si rinforzavano e abbellivano vestiti logori, allungandone la vita. Non era solo un gesto di economia, ma una vera forma di bellezza sostenibile, capace di trasformare i limiti in creatività.

Oggi queste due filosofie tornano protagoniste in un progetto contemporaneo che unisce memoria, comunità e moda, puntando a ricucire, ricomporre, valorizzare l’imperfetto.


Dalla catastrofe alla rinascita: la nascita delle Sashiko Gals

L’11 marzo 2011 il terremoto e lo tsunami di Tōhoku devastarono il nord del Giappone. La cittadina di Otsuchi, nella prefettura di Iwate, fu quasi completamente sommersa: più di 1.200 vite perse, case e intere comunità spazzate via. Ma cosa c’entra questo con la sostenibilità, direte (giustamente) voi?

Fu proprio da questa tragedia che nacque l’iniziativa di cui parleremo oggi: il progetto Otsuchi Sashiko, promosso da Moonshot Co., la società madre del brand Kuon. L’idea era semplice e potente: ricostruire non solo le case, ma anche le vite delle persone, insegnando loro l’arte del Sashiko come strumento di guarigione e rinascita economica.

Il progetto Ostuchi Sashiko © upcyclestitches.com

Così è nato il collettivo delle Sashiko Gals: quindici donne tra i 40 e gli 80 anni, molte delle quali pescatrici o mogli di pescatori che non avevano mai cucito prima, riunitesi inizialmente nei centri di evacuazione. Oggi, le Sashiko Gals trasformano sneakers di brand iconici come New Balance, Converse, Vans o Nike in pezzi unici di wearable art. A seconda della complessità del ricamo, ogni paio richiede da una settimana a due settimane di lavoro, un tempo che diventa parte integrante del valore delle scarpe. Il risultato è sorprendente: un paio di sneakers comuni si trasforma in un’opera d’arte che unisce tradizione e modernità, ferita e rinascita.


Memoria cucita nelle sneakers

Ogni punto di Sashiko racconta una storia. Per alcune delle donne, cucire è stato un modo per superare il dolore della perdita, ritrovare concentrazione e calma, ricostruire legami sociali. Per altre, è stata l’occasione di scoprire un talento inaspettato e di trasformarlo in un lavoro con risonanza globale. Le sneakers delle Sashiko Gals non sono solo accessori di moda: sono manifesti di resilienza, di come da una tragedia possa nascere bellezza, e di come l’artigianato possa diventare strumento di guarigione collettiva.

© upcyclestitches.com

Dall’oceano di Otsuchi alle boutique europee

Il progetto, nato come iniziativa locale, ha conquistato prima Tokyo e poi il mondo. Le sneakers ricamate dalle Sashiko Gals hanno già una lunga lista d’attesa e sono state indossate da artisti e musicisti internazionali.

E per chi sogna di averne un paio in Italia? I prodotti Kuon, che includono le creazioni delle Sashiko Gals, sono disponibili anche da Antonioli.

✨ DripTip
La prossima volta che guardi un paio di scarpe consumate, chiediti: “davvero sono finite qui?”. Forse hanno ancora una storia da raccontare, cucita punto dopo punto.

Teo 🙂

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