Greenwashing? SHEIN ci ripenserà… almeno un milione di volte

PUBBLICATO DA:

Matteo Saccardi

on

Agosto 7, 2025

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2–3 minuti

SHEIN, il gigante cinese del fast fashion noto per i prezzi bassissimi e i vestiti usa-e-getta, è finito nel mirino dell’Antitrust italiana (fonti: QUI e QUI, per esempio). Il motivo? Pubblicità ambientale ingannevole.

L’AGCM (Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato) ha infatti inflitto a SHEIN una multa da 1 milione di euro per aver promosso iniziative ambientali in modo vago, fuorviante e non verificabile. Magari, la prossima volta ci penseranno un milione di volte prima di procedere con iniziative ingannevoli, aka greenwashing.


Cosa è successo?

SHEIN, attraverso la sua società che opera in Europa (Infinite Styles Services Co. Ltd), ha utilizzato sul sito e in sezioni dedicate – come “#SHEINTHEKNOW”, “evoluSHEIN” e “Responsabilità sociale” – una serie di dichiarazioni che parlavano di sostenibilità, riciclo e impegno ambientale.

Il problema? Erano solo parole.

L’Antitrust ha evidenziato come queste rivendicazioni green fossero troppo generiche, senza spiegazioni tecniche, dati concreti o prove verificabili. Insomma: un classico esempio di greenwashing, ovvero il tentativo di apparire più sostenibili di quanto si sia davvero.


“evoluSHEIN”: il caso simbolo

Una delle collezioni più pubblicizzate come “green” da SHEIN è stata “evoluSHEIN by Design”, presentata come realizzata con fibre più sostenibili e capi riciclabili (wow, guardate qui per esempio).

Ma secondo l’AGCM:

  • non veniva spiegato in che modo questi materiali fossero effettivamente più sostenibili;
  • si parlava di completa riciclabilità senza considerare che molti capi contenevano fibre difficili da separare e non compatibili con i sistemi di riciclo attuali;
  • la collezione rappresentava solo una fetta minuscola rispetto all’intera offerta del marchio.

In pratica, si trattava di un’operazione di immagine, non di un cambiamento reale.


Promesse ambientali poco credibili

Un altro punto critico sono state le promesse sul clima: SHEIN ha dichiarato di voler ridurre le emissioni di gas serra del 25% entro il 2030 e azzerarle entro il 2050.

Peccato che i dati più recenti mostrino un aumento delle emissioni, in totale contrasto con queste dichiarazioni. Promettere è facile, ma senza un piano concreto e trasparente, rimane solo fumo negli occhi.


La posizione del Codacons

Il Codacons ha appoggiato la decisione dell’Antitrust, ricordando che:

“Pratiche come queste deviano le scelte dei consumatori e alterano il mercato, dirottando milioni di euro verso aziende che promuovono una sostenibilità inesistente.”

Una sanzione importante, insomma, che dovrebbe servire da campanello d’allarme per tutto il settore.


Perché ne parliamo su Drip?

Perché questa storia riguarda tutti noi. In un mercato dove sempre più persone cercano di fare scelte sostenibili, è fondamentale riconoscere il greenwashing e pretendere trasparenza.

Non basta scrivere “eco” o “responsabile” su un’etichetta per essere davvero sostenibili. Serve un cambiamento vero, misurabile, duraturo.


👕 DripTip:

👉 Diffida dai claim vaghi.
👉 Cerca marchi che raccontano cosa fanno, non solo cosa promettono.
👉 Sostenibilità non è marketing, è coerenza.


Continueremo a raccontarti le verità (scomode o meno) su quello che indossiamo. Perché l’unico modo per cambiare la moda, è conoscerla davvero.

Teo 🙂
#StayDrip


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