Di recente, si è parlato molto della proposta dell’Unione Europea di introdurre una tassa di 2€ su ogni ordine online al di sotto dei 150€. L’obiettivo? Contrastare il fast fashion e ridurre l’impatto ambientale della produzione tessile. Un bel titolo, certo, ma funzionerà?
Il problema non è il carrello, ma il sistema
Noi di Drip siamo i primi a tifare per una moda più sostenibile. Lo facciamo ogni giorno raccontando storie di artigiani, marchi etici e buone pratiche. Però pensiamo che questa riforma sia un segnale simbolico, non una soluzione reale.
Perché? Perché una “tassa” di 2€ non scoraggia chi compra una maglietta da 5€. Non cambia le regole del gioco. Non premia né protegge chi produce bene, con materiali sostenibili e processi produttivi etici, né tutela o incentiva un consumo consapevole.
Sostenibile… ma per chi?
Nei commenti al nostro video ci avete fatto notare tre cose:
1. “I brand sostenibili non hanno tutte le taglie”
Vero, ed è un punto importantissimo che non abbiamo ancora mai affrontato. La moda sostenibile spesso viene presentata come la risposta etica al fast fashion, ma troppo spesso resta poco inclusiva in termini di taglie e accessibilità. Molti brand sostenibili si fermano alla XL o XXL, lasciando fuori una parte consistente della popolazione. Questa esclusione non è solo una questione di numeri, ma di rappresentazione, giustizia sociale e diritto a vestirsi con dignità.
Gli ottimi esempi che abbiamo, come Patagonia, Weekendbee, Mulberry, e in Italia Rifò (Prato), ApeSocialWear (Monza), non sempre presentano soluzioni a questo problema. Realtà artigianali che confezionano su misura come UNSPUN o Menaboh non possono essere la soluzione quotidiana. Non dimentichiamoci comunque di mercatini dell’usato, swap parties e sartorie locali. Sul nostro sito trovate una lista in costante aggiornamento.
A breve uscirà un approfondimento proprio su questo argomento, stay tuned! Piccolo spoiler: esistono anche nuove realtà inclusive come Loud Bodies, EveryBody & Everyone o Friendly Shoes, che pensano la moda per tuttə, includendo anche soluzioni per chi convive con disabilità fisiche. Sarà una panoramica critica ma propositiva, per ricordare che la sostenibilità, se non è anche inclusiva, è solo a metà strada.
2. “La tassa di 2€ è inutile”
Sì, siamo d’accordo: non cambia la cultura. Però è un timido passo. Forse serve anche questo per iniziare a mettere in discussione il modello. Sta a noi — comunità, consumatori, progetti come Drip — creare pressione per riforme vere e intelligenti.
3. “La moda sostenibile costa troppo”
Sì, costa di più nel breve termine. Ma quanto dura un capo di qualità rispetto a uno da fast fashion? La risposta è: molto di più. E allora, se un vestito buono dura ben più di 5 anni e uno da 3€ dura 5 lavaggi… chi spende davvero di più? Perché nei mercatini vintage troviamo solo capi vintage?
Non è solo questione di prezzo. È questione di valore. E di cambiare le abitudini: lavare meno e meglio, riparare, reinventare, scambiare. Di questo parliamo ogni settimana su Drip – in questo blog, e sui nostri social. A breve pubblicheremo un video di approfondimento sul terzo punto. Stay tuned, stay Drip!